Pagine d’arte: La Chiesa del Gesù uno scrigno di capolavori da Rubens a Reni

Il barocco trionfa in una delle meravigliose chiese del centro storico di Genova, tra marmi policromi e stucchi dorate tele ed affreschi di grandi artisti.

di  Patrizia Gallina

ChiesadelGesu esterno

Genova- Chiesa del Gesù – facciata

Nel centro storico di Genova , un dedalo di vicoli fa  da cornice a veri e propri scrigni d’arte, antiche chiese che  raccontano, attraverso splendide architetture e mirabili affreschi, la storia della città. Nel sestiere del molo, il più antico dei sei quartieri in cui era divisa la vecchia Genova, campeggia la Chiesa dei Santi Ambrogio e Andrea, comunemente chiamata chiesa del Gesù,  un considerevole esempio  di barocco genovese, ricca di capolavori tra cui due mirabili  tele di  Rubens, “ Il miracolo di S. Ignazio di Lojola” e” La Circoncisione di Gesù”, e l”Assunzione” di Guido Reni.

La chiesa, intitolata  ai santi Ambrogio e Andrea, affaccia su una delle  principali piazze di Genova, piazza Matteotti, racchiusa a nord, dal Palazzo Ducale, sede dei dogi dell’antica Repubblica Marinara, oggi museo, e il Palazzo dell’Arcivescovado. La costruzione  della chiesa avvenne tra il 1589 e il 1606, ma la sua storia più antica risale alla fuga del clero milanese a seguito delle persecuzioni longobarde, quando il vescovo di Milano Onorato Castiglioni nel 569 si trasferì a Genova.  Il tempio fu eretto nel quartiere intitolato appunto a sant’Ambrogio e portò il nome del santo milanese . Demolita alla metà del ‘500, la chiesa  fu ricostruita dai gesuiti  a spese del padre Marcello Pallavicino, il quale la dedicò al nome di Gesù, mentre Il progetto fu  di Giuseppe Valeriani , considerato il sovrintendente ufficiale per le fabbriche dell’Ordine: su suo disegno oltre la Chiesa del Gesù a Genova , fu realizzata la Chiesa del Gesù Nuovo a Napoli, entrambe basate su un impianto centrale  che termina  con una campata verso la facciata.

Genova – Chiesa del Gesù – interno

Il tempio  subì aggiunte e completamenti fino all’ottocento ma  sempre nel rispetto dell’impostazione originaria; l’interno è un vero trionfo barocco di stucchi dorati e di marmi policromi,  che ornano pilastri, cappelle, pulpito e pavimento, degno palcoscenico per una superba raccolta di opere d’arte che lascia i visitatori senza fiato. Nelle cappelle, tra gli altari e colonnati una singolare galleria di tele  di Peter Paul Rubens, Guido Reni, Andrea Pozzo, Simon Vouet e di noti artisti attivi a Genova nel seicento. Affreschi, altre espressioni pittoriche, sculture rendono il corredo della chiesa trai più importanti di Genova. Vi troviamo opere di vari componenti  della nota famiglia di artisti d’origine comasca, i Carlone, di  Francesco Biggi, di Battista Merano, di Giovanni Battista Gaulli detto Il Baciccia, di Domenico Piola, di Lorenzo De Ferrarie di Andrea De Ferrari , discepolo di Bernardo Strozzi.Sotto l’altare un prezioso presepio scolpito da Tommaso Orsolino.  Ai lati  i candelabri in bronzo sono di Annibale Busca .Nella cantoria, infine, le pregevoli sculture dei fratelli Santacroce e l’organo di Jacopo Hermann.

La Pala della “Circoncisione” di Rubens, collocata dietro l’altare maggiore,  è  una delle opere più significative dell’arte seicentesca. E’ la prima opera del’artista  fiammingo a giungere a Genova, dipinta nel 1605  a Roma, fu commissionata da Niccolò Pallavicino, e voluta dal fratello Marcello, che intendeva completare il progetto di costruzione della Chiesa.  Nella “Circoncisione”  si ritrovano con largo anticipo i principali dettami dello spirito barocco: l’opera attraverso la teatralità della scena, i colori vivaci, l’intensità dei personaggi testimonia la forte rottura che Rubens opera con tutta la tradizione tardo manierista,  inaugurando una nuova concezione figurativa che decreterà i fondamenti della sensibilità artistica barocca. La”Circoncisione”   segnerà l’inizio dei rapporti tra il pittore e l’aristocrazia genovese:  da quel momento Rubens , nonostante,  soggiornasse poco nella Repubblica ed i suoi continui spostamenti e ritorni ad Anversa, restò sempre in contatto con la realtà genovese e mantenne un rapporto di intima amicizia con Nicolò Pallavicini.

Nella cappella di Sant’Ignazio”, lungo la navata sinistra, un’ altra mirabile tela di Rubens, Sant’Ignazio guarisce un’ossessa“, datata prima del 1920, forse realizzata attorno al 1615, ma nelle Fiandre, e commissionata prima di morire da Nicolò Pallavicino. Anche in questo caso Ruben trova delle personali soluzioni compositive, lo spazio, riempito dai numerosi personaggi, che esprimono emozioni e gestualità,  si espande con  forte teatralità, ma è l’uso con maestria di  luci e colori che  squarcia la scena per evidenziare la giovane donna e la figura del santo.

In un’ ideale contrapposizione un altro caposaldo della pittura barocca, nella cappella di fronte, lungo la navata destra l’ “Assunzione della Vergine” di Guido Reni, opera che confermò la fama del Reni che in questi anni  si va diffondendo con ritmo crescente: incerta la datazione dell’opera 1616/1617,infatti dovrebbe collocarsi  l’anno dopo la grandissima Pala dei Mendicanti del 1615-16  (Bologna, Pinacoteca Nazionale) e prima delle Fatiche di Ercole, oggi al Louvre, periodo in cui Reni arricchisce il suo linguaggio con tonalità più calde, d’influsso neoveneto . Colpisce l’ampia  struttura compositiva, l’affollarsi degli apostoli che si  dischiude  come un sipario su un immaginario asse diagonale che porta in primo piano la figura dell’ apostolo stupefatto e culmina nell’esaltazione della bellezza di Maria, che  si leva candida .  La pastosità dei colori ammorbidisce le forme donando leggerezza all’insieme. Tutto esprime sacralità, gli Apostoli che circondano stupefatti il sepolcro di Maria, gli angeli che la trasportano al cielo.

 

 

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