Mercoledì 7 dicembre –ore 16,30- alla Biblioteca Nazionale di Napoli è di scena il “Teatro “ di Fortunato Calvino.
Il teatro di Calvino è un teatro di ispirazione sociale, dove la denuncia non è fine a se stessa. Fortunato Calvino, autore emergente del teatro napoletano, formatosi alla scuola del teatro sperimentale negli anni ’80 , da tempo opera nel campo del reinserimento e dell’integrazione sociale e promuove attraverso la drammaturgia una campagna di educazione alla legalità al fianco dell’Associazione Libera e dello Sportello Antiusura della Provincia di Napoli . Tre testi, rappresentativi del suo percorso artistico: La statua, Ordinaria violenza, Vico Sirene, recentemente pubblicati in un solo volume da Bolzoni, per la collana Teatro italiano contemporaneo a cura della SIAD – Società Italiana Autori Drammatici -, offrono l’occasione per approfondire l’analisi sociale e l’operazione culturale di Calvino.
La presentazione del volume a Napoli a cura di Mariola Boggio , Mariano D’Amora, Nino Daniele, Igina Di Napoli, Claudio Finelli, Ugo Gregoretti, Luigi M.Lombardi Satriani, Mario Lunetta , Renato Nicolini, Pasquale Sabbatino, Antonia Schiavone, Paolo Valerio e Mauro Giancaspro, ma saranno gli attori Umberto Bellissimo,Gino Curcione, Rosa Fontanella, Mariano Gallo, Gina Perna, Ivano Schiavi ad accompagnare il pubblico nel mondo contradditorio e sfaccettato di Calvino, dando vita con la loro recitazione ad un’umanità emarginata, soverchiata, ma non vinta||l.t..
Dall’ introduzione a cura di Mariano D’Amora,
Docente di Letteratura Teatrale all’Università degli Studi di Napoli “ Parthenope”
Il teatro di Calvino nasce sulla spinta di un progetto culturale il cui
fine principe è la rappresentazione diretta delle vergogne di Napoli
(qui intesa come entità culturale ancor prima che luogo geografico).
Ed è proprio dai margini (ossia dalla miseria) e dalla lingua napoletana
(in cui il testo è interamente composto) che Calvino parte con
il suo primo lavoro, La statua (1990). Lasciando che l’elemento poetico
sia costantemente aggredito da violente schegge di realtà, l’autore
narra una storia di povertà e poesia, dove i protagonisti hanno in
comune la medesima condizione sociale, l’essere barboni. Ma come
avverte lo stesso Calvino: “La commedia non vuole essere una indagine
sociologica sulla condizione del clochards, né tanto meno inclinare
al pietismo.
Di debolezza e di amori impossibili si narra anche in
Storie di quotidiana violenza (2006). Due atti unici con un unico tema
ad unire le due trame: le violenze subite da donne, madri di famiglia,
ad opera dei loro uomini. Di tutt’altro tono è Vico Sirene (2009), ultimo testo contenuto in
questa raccolta. Protagoniste “’e femminelle do’ vico… Sirene!”8,
Nucchetella, Scarola, Cocacola, Susy, Butterfly e Mina incarnazione
di una tipologia di caratteri tutt’ora presenti in città, espressione di
una napoletanità, giunta da tempo agli onori della scena grazie anche
a precedenti drammaturghi partenopei quali Patroni Griffi, Ruccello
e Moscato.
